Addio a Marisa Michieli moglie e musa di Andrea Zanzotto
29 dicembre 2025


A nome dell’Associazione I Luoghi di Andrea Zanzotto porgiamo le nostre più sentite condoglianze ai figli Giovanni, Fabio e a tutta la famiglia.
Marisa Michieli Zanzotto, è stata per la sua generazione una pioniera d’impegno e partecipazione attiva alla vita culturale, artistica e civile. Qui e non solo qui, è stata un motore instancabile di iniziative, incontri, convegni e a volte anche di polemiche su temi scottanti e controversi. Negli anni ha affiancato Lino Toffolin, per varie edizioni del Premio Simpatia dedicato a Toti dal Monte; ha partecipato con piglio ed energia al Comitato di Gestione della Biblioteca Comunale della nostra città e a una miriade di svariate iniziative promosse dalle Scuole, Associazioni, Biblioteche e Centri Culturali, spendendosi ogni volta, con intelligenza e con la generosità di chi sa di poter dare di più, con la libertà di critica che non temeva di usare a volte anche con toni urticanti e con lo spirito indomito di chi non ha timore di manifestare il proprio pensiero davanti a nessuno.
Una donna colta e brillante, consapevole che con il suo ruolo, la sua posizione – e anche con il suo modo originale di vestire – avrebbe potuto attirare l’attenzione e rompere gli schemi consuetudinari, infrangere le aspettative, per dar voce anche a chi non ne aveva, come gran parte del mondo femminile di allora e di sempre, di cui lei si sentiva attivamente paladina. Non è un caso che per promuovere le sue attività culturali, abbia voluto fondare – con un gruppo di amiche – un’associazione culturale dandole il nome della poco conosciuta poetessa montebellunese Angela Veronese (alias Aglaja Anassilide), che nell’800 faticò non poco per trovare spazio nel piccolo mondo culturale veneto. Vivendo accanto ad uno dei più grandi intellettuali del ‘900, ha lavorato con intelligenza per promuoverne l’opera e la conoscenza del suo pensiero e per alimentare il suo bisogno di apertura al mondo senza farlo muovere da Pieve di Soligo. Grazie a lei e alla sua capacità di mettere in dialogo sensibilità, saperi e prospettive differenti, sono giunti a Pieve di Soligo intellettuali, filosofi, giornalisti, scrittori, artisti, giovani emergenti che si sono messi pubblicamente in dialogo con Andrea Zanzotto, offrendoci memorabili serate di alta cultura e informazione. Siamo loro grati per le tante opportunità di crescita che – insieme – hanno offerto alle nostre comunità. Marisa nel suo instancabile lavorare e viaggiare, è stata una grande ambasciatrice culturale del nostro territorio, facendolo conoscere a livello nazionale e internazionale, attraverso l’opera e il pensiero di Andrea Zanzotto.
Vogliamo ricordarla oggi - e devo la definizione ad una delle sue più care amiche – come una personalità “non circoscrivibile” per il suo carattere indomito e per la sua energia, per l’ampiezza dei suoi interessi e per le tantissime cose realizzate, per la sua indipendenza di giudizio e autonomia, per la generosità e l’ironia che riservava al circolo privilegiato dei suoi affetti e delle sue amicizie, per gli strali velenosi con cui era capace di colpire e fulminare il malcapitato avversario del momento, per le inappellabili sentenze “ad aeternum” comminate contro chi deludeva le sue aspettative. Per l’attenzione sincera che sapeva riservare anche alle persone più semplici. E vogliamo ricordarla nella fragilità degli ultimi anni che – disarmandola - l’avevano forse pacificata con il mondo, rendendola delicata e profondamente umana. Con il suo stile personale, ha lasciato un’impronta indelebile e originale, che resterà viva nella memoria di tutti coloro che l’hanno conosciuta e che hanno lavorato con lei.
La vogliamo ricordare nel suo ultimo viaggio con i versi di Andrea Zanzotto tratti da Sovraimpressioni:
Vestita di rosso e con un famoso
fabulistico cappello (nero?)
Sull’auto rossa sull’utilitaria
detta “Corsa”, dell’Opel, una rossa
invero straordinaria,
giù dai campi di inenarrabili candori dai campi-incanti
scende scende madame per i tornanti
della strada d’Alemagna -
E’ già tardi, il traffico è debole, stagna,
è la sera - già notte - del dì di festa.
Verso dove lei tranquilla si lascia scendere
verso quali obiettivi dentro il buio
che non sa come spegnere tutti gli splendori
e i covi di faville che esaltarono
insufflarono attizzarono il giorno –
da dove fa ritorno?
Nulla mai comunque ci sarà ridato,
non un solo respiro, un solo afflato:
ma almeno, unicamente un pensiero
di sera del dì di festa, bloccato
bloccato nel suo deludere
nel suo deludere amato,
ci è consentito scrivere come
epistola all’alto Tutto-Nulla.
Lungo i tornanti madame si culla,
pur sempre attenta ed intrepida nel procedere;
già sono lunghi i campi-paradisi
intrisi ora di tenebre,
e lei è qui, nella sera del dì di festa
che pungendo s’ingelatina ancor nell’aria.
Già al capo è giunta e dorme - mah -
la rossa utilitaria.
